Il chiostro del convento dei Minori Osservanti


 01/01/1  |     Giuseppe Chiapparino  |    1377  |   Arte



Precisazioni e nuove acquisizioni

I lavori condotti dal 2006 ad oggi, le indagini stratigrafiche condotte sugli intonaci dei locali incamerati più di recente nel possesso da parte della Parrocchia di S. Maria di Sovereto ed alcune altre considerazioni maturate e desunte nel corso degli interventi di restauro ci consentono, finalmente, di giungere ad una visione più organica e verosimile di come doveva apparire il luogo claustrale  e di cosa e a quale impianto ideologico e narrativo rispondevano le lunette, o meglio il ciclo di affreschi che decora l’annesso conventuale.
Gradualmente le superfici bianche di calce hanno ripreso il loro ruolo di biblia pauperum ed è riapparsa una sorta di story-board narrativo attinto e sintetizzato dai primi quarantacinque capitoli del libro della  Genesi.
Storie dell’antico testamento, dunque, delle quali le  otto lunette sulla vita del patriarca Giuseppe sembravano suggerire la conclusione del racconto biblico(differentemente da quello che avviene nel chiostro della convento degli Osservanti di S Maria dell’Isola a Conversano in cui tutti e quattro i lati presentano il racconto completo dello stesso personaggio) e lasciavano solamente ipotizzare che ogni lato ospitasse la storia di un patriarca israelita a partire dalla creazione del mondo fino alla storia di Giuseppe; figura che nella tradizione cristiana viene a preconizzare la figura del Cristo stesso.
Oggi possiamo affermare, con un maggiore margine di esattezza,che il ciclo pittorico procedeva sui quattro lati in senso antiorario e partendo dalla “Creazione”, ubicata nell’angolo più prossimo all’abside, procedeva sviluppandosi in ben ventotto lunette affrescate; di queste oggi ne sopravvivono solo diciotto ed una piccola porzione della diciannovesima. le lunette che ricadono in ambiti  di pertinenza parrocchiale, inoltre, attualmente sono quattordici  e, in termini di intervento di restauro, si sta operando solo in questi vani.
Possiamo solo immaginare le dieci “storie”, andate definitivamente perdute, che precedevano quelle oggi riscoperte ( Adamo ed Eva; la cacciata dal paradiso; caino ed Abele; il diluvio universale; l’arca di Noè ecc.) peraltro condite da pregnanti quartine in rima baciata forse ideate da qualche monaco letterato; ma, fortunatamente possiamo riammirare le cinque lunette che precedono il racconto di Giuseppe, che ritornano a narrare del sacrificio di Isacco (forse conclusione delle precedenti, ancora esistenti, che raccontano qualche episodio della storia di Abramo), del sogno di Giacobbe (inizio della storia del patriarca, ribattezzato da Dio stesso Israele, capostipite delle dodici famiglie ebraiche), della lotta fra Dio, in veste di angelo, e Giacobbe, della morte di Rachele, moglie amata di Giacobbe, a seguito del parto di Beniamino (al momento è d’obbligo precisare che questa interpretazione va confrontata con le quartine del cartiglio, fortunatamente integro, non ancora reso leggibile con interventi finali di pulitura)1 e per concludere il sogno di Giuseppe ( le undici stelle, il sole, e la luna che si inchinano al suo cospetto) che introduce alla storia finale del ciclo pittorico, la storia di Giuseppe.
Figure ed episodi selezionati da una regia consapevole quali esempi morali da emulare e da insegnare attraverso  immagini potenti, monumentali ed iperdettagliate a chi non poteva apprenderle attraverso la lettura dei testi; biblia pauperum appunto destinata a chi nella miseria o nella fortuna ci ha preceduti nella vita di questa città.
Come esempi da imitare sono anche i diversi frati ritratti negli ovali che intervallano, su paraste dipinte, le lunette; personaggi storici realmente esistiti (Antonio Scaraggi da Bitonto, S. Salvatore da orte la beata Umiliana de Cerchi ecc.) che per la loro condotta di vita sono entrati nel pantheon francescano e nella conoscenza collettiva  tanto da essere ripresi qualche secolo più tardi sugli stalli lignei  dell’annesso oratorio delle Sacre stimmate di S. Francesco.

Note:
1Oggi possiamo affermare che la lunetta successiva alla lotta fra Dio e Giacobbe non ritrae la morte di Rachele, bensì lo stupro di Dina (Sichem, eroe eponimo della propria tribù, oltraggia Dina e poi la chiede in moglie cfr. Genesi 34)


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