L' Eucaristia: espressione di un amore grande


 01/01/1  |     don Paolo Malerba  |    696  |   Catechesi



"Io sono con voi fino alla fine del mondo"

Il disegno di amore di Dio per l’uomo trova la sua piena espressione, il suo pieno compimento in Gesù Crocifisso e Risorto che ha dato la sua vita per noi e trova la sua attuazione lungo il fluire della storia nella Eucaristia, che rende presente Cristo – il verbo che si è fatto carne e che è venuto ad abitare in mezzo a noi – con il suo corpo e il suo sangue che viene versato per noi.

Dio si rende presente nella nostra storia. Il nostro Dio è un Dio che cammina con il suo popolo.

L’Eucarestia è la sintesi più alta ed efficace del disegno di salvezza di Dio per l’umanità, diviene “forma” del cristiano e della comunità cristiana, “forma” della Chiesa. Non c’è Chiesa senza Eucarestia e non c’è Eucarestia senza Chiesa. L’Eucarestia fa la Chiesa e la Chiesa celebra l’Eucarestia. Tra Chiesa ed Eucarestia c’è un unione inscindibile (così recita la Sacrosanctum Concilum al n. 41 – 42).

Nell’Eucarestia noi facciamo esperienza ancora una volta della kenosis di Dio, Dio si fa piccolo in un pezzo di pane e un po’ di vino e noi, povere creature, cibandoci di lui diventiamo grandi. Sì Gesù non è geloso di condividere con noi la sua divinità.

L’Eucarestia, così, opera la trasformazione del mondo, rinnova il cammino della famiglia umana chiamata a trasformarsi in famiglia di Dio (cfr. Gs 40).

Il significato profondo dell’Eucarestia apre ad una prospettiva esigente e radicale. L’Eucarestia ci invita a non essere sedentari, ma a deporre le vesti del nostro tornaconto, a lasciare i segni del potere per assumere il potere dei segni, così amava dire il nostro amato vescovo don Tonino.

È il sacramento della carità e dell’amore e ci spinge a camminare nella carità “nel modo che anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi” (Ef 5,2), “perché egli ha dato la vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3,16). Il modo che Dio ama è questo, e non quello che noi vorremo o sogniamo. Dio è morto per questa città di Terlizzi, per la nostra diocesi per ogni essere umano sia esso bianco, nero, giallo, rosso. Cristo è venuto per tutti.

Carissimo, è venuto per te che soffri, è venuto per te che sei felice, è venuto per te che non sai cosa fare della tua vita, è venuto per te contadino, è venuto per te immigrato, è venuto per te politico, è venuto per te disoccupato. Sì, Cristo è venuto ed è con noi, per essere il nostro amico di viaggio.

Allora la città, la nostra città di Terlizzi diventa così crocevia emblematico delle vicende della nostra storia complessa, della famiglia umana, con le sue contraddizioni e con le sue ambiguità, con i segni delle sue sconfitte e delle sue vittorie; la città luogo e tempo segnati, certamente, dalla schiavitù del peccato, dall’omertà, dai sotterfugi politici – economici e sociali, ma non è la fine perché se vogliamo, siamo liberati e destinati, in Cristo crocifisso e risorto, a trasformarci e a giungere al compimento (Cfr. Gs 2).

Carissimo, Dio cerca una nuova abitazione, un nuova città dove abitare. Il nuovo tempio di Dio sei tu, sono io, siamo noi.

Questo nostro tempo, posto tra il già e non ancora, la città, anche se inconsciamente e in modo confuso, ha sete di Dio, interpella l’Eucarestia perché il cuore dell’uomo cerca la felicità e la pace. La città è chiamata a essere luogo nel quale, al di là delle illusioni e delle attese, può crescere una speranza che non delude, nella quale Cristo ha aperto il passaggio dalla schiavitù del peccato e della sofferenza alla libertà, alla giustizia, alla pienezza di vita, alla piena felicità. Perché questo si realizzi, Dio ha bisogno del nostro sì. C’è bisogno di spalancare le porte del nostro cuore a Dio, al Dio dell’amore. Abbiamo detto che l’Eucarestia non è statica ma dinamica, possiamo prendere  l’immagine di S. Daniele Comboni, il quale parlava dei comboniani come di un cenacolo di apostoli, cioè Cristo è il centro, è la Luce e noi siamo intorno a lui, noi siamo chiamati a propagare l’amore di Cristo al mondo e, in modo particolare, ai più poveri e abbandonati.

Carissimi amici, se l’Eucarestia non ci porta ad aprire i nostri orizzonti, se continuiamo ad essere legati a noi stessi, ai nostri meschini interessi, noi non abbiamo celebrato l’Eucarestia, il sacramento dell’amore, abbiamo solo partecipato ad un rito bello e solenne, ma sterile. Ma, se oggi nel nostro cuore germoglia un senso di inquietudine, un desiderio di essere veri, di non amoreggiare con il potere per vili interessi, se nel nostro cuore nasce un desiderio di pace di giustizia vuol dire che abbiamo incontrato Cristo.

Una grande donna, Annalena Tonelli morta in Somalia nel 2003, cosi amava dire: “Scelsi di essere per gli altri: i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati che ero una bambina e così sono stata e confido di continuare a essere fino alla fine della mia vita. Volevo seguire solo Gesù Cristo. Null'altro mi interessava così fortemente: Lui e i poveri in Lui. La vita ha senso solo se si ama. Se non amo, DIO muore sulla terra, che DIO sia DIO io ne sono causa, se non amo, DIO rimane senza epifania, perché siamo noi il segno visibile della Sua presenza e lo rendiamo vivo.

In questo inferno di mondo dove pare che Lui non ci sia, e lo rendiamo VIVO ogni volta che ci fermiamo presso un uomo sofferente. Gesù Cristo non ha mai parlato di risultati. Lui ha parlato solo di amarci, di lavarci i piedi gli uni gli altri, di perdonarci sempre ... I poveri ci attendono”

I modi del servizio sono infiniti e lasciati all'immaginazione di ciascuno di noi. Non aspettiamo di essere perfetti per amare.


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